Baratella
Sarà una risata che vi/ci seppellirà​

April 18, 2015

Guttuso adorava Baratella ma non era ricambiato. Gli chiese di fare un quadro assieme a lui ma Baratella non volle mai farlo. Vedremo tutta la storia dal suo racconto e dalle testimonianze che sono qui raccolte e allegate.

Quello che emerse fu invece un racconto monumentale, uno dei più grandi dipinti dell’arte italiana del novecento ed è quello che vedremo a Carico Massimo.

Con la richiesta di Guttuso era in gioco, per Baratella, la possibilità di diventare un pittore affermato, anche lui invitato e corteggiato nell’alta società. Era quella l’occasione. Diventare come gli artisti romani che vedeva ai grandi ricevimenti sulle riviste patinate. Baratella vedeva Schifano “come un fotomodello e il suo lavoro come una sfilata di moda” – scrive – “L’ambiente della cosiddetta scuola romana ruotava attorno ai salotti delle varie contesse, di cui Guttuso era garante con la sua contessa personale Mimise e il suo PCI”.

Ma Baratella, come ama raccontare, è “cresciuto artisticamente tra i binari del tram milanesi, le bestemmie degli scambisti per gli scambi che non funzionavano” non se la sentì di passare a quel mondo. Scrive: “la pittura è nata tra disagi di povertà e di fame, rabbia, ironia verso qualsiasi tipo di istituzionalità compresa quella del mercato”. L’adesione a questo mondo, in sostanza, avrebbe significato un tradimento.

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